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May 27, 2011 / Renna Pasquale

Breve curriculum e informazioni di contatto

Cari cittadini,

sono Pasquale Renna, docente abilitato all’insegnamento di Filosofia e Storia nei Licei e al Sostegno Scolastico.

La mia passione civile affonda le sue radici nel diuturno impegno nell’ambito del volontariato pacifista, alla scuola di Aldo Capitini e Ernesto Balducci.

Ritengo, con John Dewey, che oggi più che mai la democrazia debba essere educata attraverso un’opera di impegno civile che faccia crescere nella cittadinanza il senso di responsabilità non derogabile verso la Cosa Pubblica.

Informazioni di contatto.

E-mail: renna_pasquale@libero.it

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May 9, 2011 / Renna Pasquale

I giovani, la partecipazione e la politica

Cari concittadini,

come abbiamo ormai appurato, il nostro paese è dominato da una casta di adulti-anziani (età media: 60 anni circa) che detta legge utilizzando la Cosa Pubblica a fini privati.

Questa situazione è un destino? No. Essa può essere modificata a patto che si modifichi lo stile del rapporto tra Amministratore e Cittadino. Mi spiego.

Finora il rapporto tra Cittadino e Amministratore si è sviluppato solo all’interno della campagna elettorale, durante la quale ciascun candidato esprime intenti retorici, forse anche agganciati alla realtà, ma per lo più disattesi durante lo svolgimento della ordinaria amministrazione che inizia dopo la campagna elettorale.

Dopo la campagna elettorale, e per la precisione durante il quinquennio dell’Amministrazione, hanno accesso ai Consiglieri e al Sindaco i gruppi di interesse economico, come i Mattonari, gli Imprenditori ed i Professionisti a vario titolo (ivi compresi i Sindacalisti), i quali, tutti muniti di clientele che conferiscono loro potere contrattuale durante qualsiasi campagna elettorale, propongono o impongono i loro orientamenti e le loro decisioni.

Ciò significa utilizzare la Cosa Pubblica a Fini privati. Ciò non è corretto.

Non a caso, da tale congegno sono esclusi i Giovani, i Bambini e gli Immigrati, che sono categorie invisibili in quanto non portatori di Clientela.

E’ possibile invertire tale tendenza?

Certo, a patto che i Giovani decidano di fare gruppo a sè e di imporre i loro candidati. Non solo: la forza numerica dei giovani può benissimo dettare l’Agenda dell’Amministrazione. Il problema è: i giovani sono coscienti della loro forza?

Credo proprio di no.

Perchè cambino le cose, è necessario sostituire la Politica della Clientela con la Politica della Partecipazione. Non solo i Giovani devono costituirsi in Gruppo di Interesse e fare squadra a sè, ma devono cambiare stile nell’amministrazione, proponendo la Partecipazione contro l’attuale stile della Cricca.

Come funziona la Cricca lo abbiamo spiegato sopra.

Come funziona, invece, la Partecipazione? Semplice: dopo aver scelto un candidato/una candidata che diviene Consigliere comunale, si concorda con lui/lei un’agenda mensile o al massimo bimestrale di impegni.

Durante un Incontro Pubblico in Biblioteca il Consigliere di riferimento spiega quanto fatto e chiede conto di quanto vi è da fare, recependo le esigenze e portandole in Consiglio comunale.

Solo così è possibile spezzare lo stile della Cricca oggi imperante e promuovere lo stile della Partecipazione.

Sarà possibile un tale modo di fare politica a Noicàttaro? Io credo che solo i Giovani potranno favorire tale auspicabile sviluppo, perchè non sono portatori di Interessi al pari degli Adulti.

Spero vivamente che,  chiunque venga eletto, il prossimo Consiglio Comunale sia composto da molti Giovani che abbiano in Agenda le tematiche della Qualità della vita, promosse con lo stile della Partecipazione.

Coraggio, Noicàttaro!

Pasquale Renna

May 8, 2011 / Renna Pasquale

Vedo un ramo di mandorlo, nel tempo della fioritura

Guarda attentamente, cosa vedi? Vedo un ramo di mandorlo.

In quale tempo si trova? E’ nel tempo della fioritura.

May 7, 2011 / Renna Pasquale

Riconvertire l’agricoltura italiana al biologico. La parola all’agroecologo prof. Giuseppe Altieri

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31 dicembre 2010 | Autore Nicoletta Forcheri | Stampa articolo Stampa articolo

28/12/2010

Fonte: il cambiamento

Oggi alleviamo a livello mondiale circa 10 miliardi di bovini che mangiano almeno come 30 miliardi di persone. Dove ci porterà questo sistema? Giuseppe Altieri, Agroecologo e Docente di Fitopatologia, Entomologia e Agricoltura Biologica, propone un piano per la riconversione biologica dell’agricoltura italiana.


In Italia oggi abbiamo ancora oltre 17 miliardi di euro da spendere per le finanziarie agricole, i Piani di Sviluppo Rurale Regionali (PSR)

Quando la paglia vale più del grano e 1 miliardo di persone soffre la fame. Una marea di fesserie vengono buttate in pasto ai mass media, seppur partendo da dati reali sulle crisi di produttività dei terreni agricoli e sugli sconvolgimenti climatici che desertificano le terre, insieme alla chimica dei pesticidi e dei disseccanti che distruggono l’humus, la biodiversità e la salute degli agricoltori e dei consumatori.

Si vuol preparare la gente alla fame e alla sete, quella dei Mercanti che monopolizzano i mercati agricoli, mentre i prezzi pagati agli agricoltori hanno raggiunto oggi il minimo storico (giugno 2010) con la paglia (12 euro al quintale) che vale più del grano (11,5 euro al quintale), mai successo nella storia umana! Come è possibile tutto ciò?

Oggi alleviamo a livello mondiale circa 10 miliardi di bovini equivalenti che mangiano almeno come 30 miliardi di persone in fabbriche di animali piene di medicinali ed ormoni.

Li nutriamo con mais, soia e altri prodotti e sottoprodotti agricoli e industriali che consumano più petrolio dell’energia solare fissata attraverso la fotosintesi dalle coltivazioni, monocolture che distruggono la biodiversità e la fertilità futura degli stessi terreni.

In tal modo accumuliamo nelle carni moltissimi residui chimici, soprattutto pesticidi, mentre 1 miliardo di esseri umani soffrono la fame nera.

Tutto ciò al fine di ridurre al massimo i costi di produzione, facendo pagare la natura e la schiavitù degli operai agricoli e contadini, sottoposti alle regole del ‘libero mercato’ solo per le multinazionali, ovviamente.

È proprio il caso di dire: “c’è troppo cibo per poter mangiare tutti”.

L’eccedenza in ogni settore crea crisi dei mercati e crollo dei prezzi alla produzione e tutto a vantaggio degli speculatori che controllano i mercati internazionali, mettendo a rischio le sicurezze alimentari di tutti i paesi. Oltre 200.000 contadini si sono suicidati in India per aver perso le terre a causa dei debiti contratti con le Banche o gli strozzini locali.

In Italia almeno 800.000 ditte agricole hanno chiuso negli ultimi 10 anni, con un indotto di almeno 3 milioni di posti di lavoro persi.

E la maggior parte degli agricoltori lavora oggi per pagare il mutuo alla Banca.

Basterebbe puntare alla sovranità alimentare autosufficiente dei singoli popoli attraverso l’Agroecologia e le Produzioni Biologiche Tradizionali locali, organizzate con filiere corte o dirette, dai produttori ai consumatori. “Mangiacomeparli” è proprio il caso di dire.

E ne abbiamo fatto anche un marchio a garanzia dei consumatori, 100% Italiano, 100% OGM Free, secondo le norme di legge, 100% Biologico, Agroecologia dello Sviluppo Rurale e Distrazione di Risorse Agroambientali Europee.

Dobbiamo liberare l’agricoltura dall’Industria chimica dei Pesticidi e della trasformazione agro-alimentare e, soprattutto, dal Commercio speculativo.

Tutto questo prevedono le normative Europee da almeno 15 anni, dal Reg. CE 2078 del 1992, e l’Europa ha stanziato 200 miliardi di euro per lo Sviluppo Rurale Agroecologico, dal 2007 al 2013.

In Italia oggi abbiamo ancora oltre 17 miliardi di euro da spendere per le finanziarie agricole, i Piani di Sviluppo Rurale Regionali (PSR). Soldi che rischiano di tornare a Bruxelles per mancanza di volontà di riconversione biologica dell’Agricoltura da parte delle Regioni, condizionate dalla miopia dei cosiddetti Sindacati Agricoli (Coldiretti, Confagricoltura, CIA), che ‘concertano’ la politica agricola delle regioni. Tanto che il governo pensa ad un Piano Nazionale di Sviluppo Rurale, scavalcando le Regioni stesse.

Esiste l’obbligo di destinazione di almeno il 40% dei bilanci regionali dei PSR per i cosiddetti Pagamenti Agroambientali (con priorità ed obbligatorietà fino al 65% in caso di domande di impegno degli agricoltori ed allevatori biologici a coltivare per almeno 5 anni produzioni biologiche). Ciò a compensare tutti i mancati redditi, i maggiori costi + il 20% per la transazione all’agricoltura biologica o per la sostituzione reale dei Pesticidi.

E non per fittizie presunte riduzioni degli inputs chimici denominate ‘Agricoltura Integrata’, censurate come non controllabili né verificabili dalla Corte dei Conti UE (nota 3/2005), attraverso la quale si stanno sperperando enormi risorse per sostenere invece i redditi degli agricoltori che acquistano pesticidi, seguendo disciplinari che prevedono un numero di trattamenti chimici molto superiore alla normale pratica dei coltivatori.
pesticidi residui chimici inquinamento
Il mercato dei Pesticidi è continuamente cresciuto in Italia, superando il 30% di tutte le vendite europee e le nostre acque sono per lo più inquinate da residui chimici oltre i limiti di legge

In tal modo il mercato dei pesticidi è continuamente cresciuto in Italia, superando il 30% di tutte le vendite europee e le nostre acque sono per lo più inquinate da residui chimici oltre i limiti di legge (Agrisole 21-27 maggio 2010 e dati ARPA), residui che continuano ad accumularsi da decenni, finché non saremo più in grado di sopportarli fisicamente, per i fenomeni di bioaccumulo.

I tumori e il cancro aumentano in maniera impressionante cosi come la spesa per la malattia che oggi ha superato l’80% dei bilanci regionali (e la chiamano sanità).

I nostri bambini e le nostre cellule riproduttive sono i più soggetti ai danni da pesticidi e disseccanti arancione (le cui cosiddette soglie di (in) “tolleranza” son tarate su un corpo di 60 kg e non sulla popolazione infantile), che distruggono inoltre il paesaggio italiano e la biodiversità funzionale (organismi utili all’agricoltura) e naturale, creando dissesti idrogeologici per mancanza di copertura invernale e primaverile dei suoli, perdita di Humus e, pertanto, della capacità di ritenzione idrica. E, quando piove, l’acqua si porta giù la terra nei fiumi, sulle case della gente, sui treni e nelle strade, provocando ulteriori e immensi danni economici, non solo all’agricoltura (come le cronache continuano a dimostrare).

Attraverso il progetto ‘Polline sicuro’, guidato dalle Multinazionali del Glifosate, si sono irrorate di disseccante tutte le strade del Bel Paese mettendo a rischio la salute dei cittadini che passeggiano coi bambini o viaggiano in macchina. I residui di tale prodotto sono rilevabili in tutte le acque sensibili analizzate, alla faccia della presunta biodegradabilità ed innocuità. E i coformulanti presenti nel disseccante, sono ancora più tossici del disseccante stesso, oltre che segretati per ‘brevetto industriale’…

Un buon modo per liberarsi di scorie industriali, guadagnadoci, in una catena di conflitti di interesse AgropetrochimicofarmaceuticoGM, in cui le Multinazionali provocano il cancro ed offrono le loro cure chemioterapiche.

Roba da inchiesta per le Procure della Repubblica. In Francia sono partite multe salate ed in Argentina il prodotto è stato vietato dai tribunali. Rinunciare alla carne industriale per salvare l’Uomo. Dobbiamo ridurre di almeno il 70% gli animali allevati al mondo. In Italia, invece di allevare 10 milioni di Unita Bovine Adulte equivalenti (UBA), ne basterebbero 3 milioni.

Rimarrebbero a disposizione degli italiani ancora ben 500 grammi di carne pro capite alla settimana (o qualcosa in più in equivalenza nutrizionale, sotto forma di latte o formaggi). Più un po’ di pesce fresco pescato dai mari che ci circondano per migliaia di km (con un po’ di bioaccumulo di residui chimici di tutti i tipi, che purtroppo attraverso i fiumi finiscono tutti a mare).

Se proprio non vogliamo diventare vegetariani.

Non entrate nei Supermercati, signori miei e state bene attenti a ciò che acquistate.

Migliorerà la salute del pianeta, vostra, degli agricoltori e soprattutto quella dei vostri figli.

Torniamo alla Tradizione Agroecologica e all’Artigianato dei nostri Maestri dei campi e del Vino, del Grano e del Pane a un giusto prezzo.

La Madre Terra ha risorse abbondanti per tutti i propri figli, ma non potrà mai sfamare l’avidità dei pochi che non la rispettano, in nome del DIO denaro e del potere di far del male agli altri.

Di seguito un Piano per la Riconversione Biologica dell’Agricoltura Italiana (Evitando distrazione di fondi verso una fittizia Agricoltura Integrata, concorrenziale all’Agricoltura Biologica)

– Seminativi avvicendati, Cereali e leguminose da granella: 3.000.000 Ha x 400 €/ha in media di pagamento agroambientale = 1,2 Miliadi di € (il pagamento, insufficiente, oggi previsto dalle Regioni è di circa 200 €/ha)

– Mais 800.000 ha x 600 €/ha = 0,48 miliardi di €

– Olivi: 1.000.000 ha x 500 €/ha = 0,5 Miliardi di €

– Vigneti: 700.000 € x 700 €/ha = 0,5 miliardi di €

– Frutteti: 400.000 ha x 1.500 € /ha = 0,6 miliardi di €

– Orticoltura: 200.000 ha x 2.500 €/ha = 0,5 miliardi di €

– Prati avvicendati, Pascoli e Prati Pascoli 3.500.000 di ha x 100 € ha = 0,35 miliardi di €

Avanzano anche fondi per il Tabacco Biologico: 40.000 ha x 5.000 €/ha

Totale di spesa prevista: 4 miliardi di € all’anno

Potremmo aggiungere 400 € per unita bovina adulta allevata in biologico (corrispondente a 3 maiali, 7 pecore, 100 galline, ecc) x 3.000.000 di UBA = 1,2 miliardi di € per liberare la zootecnia italiana dalla necessità di importare mangimi contaminati da OGMP.

Abbiamo ancora a disposizione oltre 17 miliradi di € da spendere, con priorità fino al 70% per i Pagamenti Agroambientali all’Agricoltura Biologica (circa 12 miliardi di € disponibili) nel periodo 2010-2013

Possiamo riconvertire quasi tutta l’Italia al Biologico. Oggi, non domani.

(*) Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo, Docente di Fitopatologia, Entomologia, Agricoltura Biologica

April 30, 2011 / Renna Pasquale

Noicàttaro centro agricolo deve ripensare e rilanciare la propria Campagna

Cari concittadini,

Noicàttaro, come sappiamo, vive il doppio status di Periferia sia di Bari sia  della Città dell’Uva (estesa lungo il territorio di Mola di Bari, Triggiano, Noicàttaro, Rutigliano, Capurso).

In quanto periferia della Città dell’Uva, di cui ospita insigni esponenti sia produttori sia esportatori, Noicàttaro gode di benessere economico e soffre delle conseguenze di una politica economica colonialista. Tramite il circuito produzione-esportazione, infatti, i proventi dell’Uva finiscono in parte all’estero e in parte nei conti bancari di produttori ed esportatori locali. Questi ultimi sono da encomiare perchè, in tempi di crisi, sono riusciti con grande sforzo a mantenere in piedi il sistema economico agricolo, ma il problema di fondo resta: come è possibile che la Città dell’Uva abbia ricadute sul benessere pubblico di Noicàttaro?

Il fatto di offrire manodopera bracciantile, che dà lavoro a molte persone nell’abitato, non deve illudere circa la possibilità che il benessere della Città dell’Uva ricada sul paese-periferia. Il benessere ha prevalentemente ricadute di carattere privato. Perchè ci siano ricadute “pubbliche” è necessario che la Città dell’Uva, tramite il Commercio, raggiunga direttamente i cittadini. Se pare utopico che la Campagna nojana sia abitabile dai turisti finchè non sarà implementata l’Agricoltura Biologica, è invece realistico pensare e volere, da parte dell’amministrazione pubblica, che i prodotti della terra nojana raggiungano i consumatori in modo diretto e creativo.

Sarebbe possibile, a tal proposito, che l’Amministrazione Comunale implementi nel Centro Storico dei punti-vendita dei prodotti dell’Agricoltura e della Gastronomia locale, opportunamente rielaborati e presentati al pubblico con una sapiente strategia di marketing? E’ un problema che l’Amministratore dovrebbe porsi. E’ risaputo, infatti, che un centro abitato cresce nella misura in cui cresce il suo volume commerciale, altrimenti resta così con’è. Il degrado del Centro Storico è dovuto non al fatto di essere una “bomboniera rotta”, ma al fatto di essere stato escluso dai traffici importanti dell’Abitato. Tale “politica dell’esclusione”, che è stata dovuta non alle Amministrazioni, ma a scelte dei singoli cittadini, non opportunamente frenate dalle amministrazioni, può essere invertita?

Di questo ci occuperemo nei prossimi post.

Pasquale Renna

April 26, 2011 / Renna Pasquale

Differenziare conviene

Cari concittadini,

mi concedo una importante pausa tra il primo e il secondo contributo sulla situazione territoriale di Noicàttaro e sul suo essere periferia di importanti realtà economiche, sociali e istituzionali, per pro-vocarvi alla raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Non solo potrebbe essere un’operazione conveniente sul piano economico, ma si tratta di un impegno rientrante nel patto con le generazioni future a cui vogliamo consegnare un ambiente sano e ricco non di risorse da utilizzare, ma di doni di Madre Natura da apprezzare.

La raccolta differenziata, infatti, risponde a due problemi legati all’aumento esponenziale della produzione di rifiuti: il consumo di materia prima (diminuito appunto grazie al riciclo) e la riduzione delle quantità destinate alle discariche e agli inceneritori.

Nel corso del 1997 il cambiamento del quadro istituzionale (D. Lgs.  n. 22 del 5 febbraio 1997, cosiddetto Decreto Ronchi) ha evidenziato la necessità di migliorare ed estendere le iniziative di raccolta differenziata dei rifiuti individuando precisi obiettivi da raggiungere, con un minimo del 45% nel 2008 e del 65% nel 2012. Seppur ancora largamente disatteso, il decreto Ronchi ci indica che la strada che in  futuro dovremo percorrere sarà necessariamente quella della raccolta differenziata.

Il Piano Regionale di gestione dei rifiuti, adottato con Decreto del Commissario Delegato per Emergenza ambientale in Puglia 9 dicembre 2005, n. 187, fissa le percentuali di raccolta differenziata della frazione organica  per il 2010 al 55%, per il 2011 al 57%

Ritengo, insomma, che sia fondamentale incrementare la raccolta differenziata ed estenderla anche a frazioni di rifiuti che attualmente nel nostro Comune non vengono differenziati: alluminio, oli vegetali, e soprattutto la frazione organica o il cosiddetto “umido”. Ognuno di noi può rendersi conto facilmente, osservando la produzione dei rifiuti domestici, che la gran parte di essi appartiene proprio alla categoria dell’umido: qualsiasi scarto di cucina, piante e fiori, piatti e bicchieri in bio-plastica, tovaglioli di carta usati, ceneri spente di caminetti. Se si differenziasse l’umido, oltre a carta, plastica, vetro, la quantità di rifiuti indifferenziati diminuirebbe notevolmente con un risparmio non solo di risorse, ma anche sui costi di smaltimento.

Prima di tutto, aumentando la quantità di rifiuto differenziato, diminuisce la quantità di quello indifferenziato conferito in discarica (il cosiddetto “secco”), sul quale il Comune paga l’Ecotassa. Dunque, diminuendo la quantità di secco, diminuirebbe l’Ecotassa.

In secondo luogo, il prezzo di conferimento dell’umido agli impianti di compostaggio è circa il 30% in meno rispetto a quello del conferimento del secco in discarica: dunque, diminuire l’indifferenziato aumentando, di contro, la percentuale di differenziata comporterebbe un notevole risparmio per il comune, non solo sull’Ecotassa, ma anche sul costo del conferimento in discarica. Questo risparmio potrebbe da una parte coprire l’eventuale incremento di costi per il potenziamento della differenziata, dall’altra potrebbe addirittura comportare una diminuzione della TARSU per i cittadini.

Proprio tra la cittadinanza raccogliamo una grande sensibilità nei confronti di questa tematica. Di certo ogni cambiamento, nella gestione dei rifiuti come in qualsiasi altro settore, va preceduto da una capillare informazione: bisogna iniziare spiegando in modo dettagliato ai cittadini come si fa la raccolta differenziata, attraverso pubbliche assemblee, opuscoli informativi e progetti diretti agli alunni delle scuole. Se in passato i tentativi di raccolta differenziata sono naufragati tristemente, non è stato per una mancanza della popolazione nojana, ma molto probabilmente per una mancata opera di informazione.

Il bando della Regione Puglia, approvato con DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE 28 dicembre 2010, n. 2989 e pubblicato sul BURP n.14 del 26/01/2011 in scadenza il 28 aprile p.v., finanzia interventi  per il potenziamento dei servizi di raccolta nei comuni attraverso l’introduzione di metodi innovativi di raccolta differenziata “integrata”.

April 25, 2011 / Renna Pasquale

Noicàttaro-Periferia di Bari crea sacche di marginalizzazione

Cari concittadini,

è utile approfondire la questione di Noicàttaro-Periferia, che reputo cruciale per la comprensione delle difficoltà che vive la nostra comunità civile.

A mio modesto avviso, i colleghi candidati sostenitori del “genius loci” , pur essendo animati da buone intenzioni, perchè si vede che ci tengono al paese, difettano nel campo della visione della situazione. Perchè? Perchè non collegano le necessità impellenti del nostro paese: riqualificazione del centro storico, necessità di attirare istituzioni formative e sanitarie (in modo da evitare la fuga della cittadinanza sia giovane e in formazione sia bisognosa di cure o anche semplicemente di riabilitazione), al complesso processo di periferizzazione  in atto, per cui Noicàttaro è sia periferia di Bari, come già detto, sia periferia della Città dell’Uva, che con la nostra comunità urbana vive in un rapporto simbiotico.

  1. Periferia di Bari. Noicàttaro corre il rischio di essere schiacciata, sul piano istituzionale, dal peso specifico di Bari, città in espansione territoriale. Se l’attuale tendenza dovesse continuare, il nostro centro abitato diverrà zona residenziale di fatto, e poco importa se continuerà a mantenere il municipio. Dal punto di vista di Bari, esso sarà pari ad una delle tante sedi circoscrizionali della Città. Per evitare tale rischio è necessario, per essere Centro e non Periferia, attrarre Istituzioni.
  2. Periferia della Città dell’Uva. Noicàttaro rischia di pagare un debito sempre più salato alla Città dell’Uva, di cui è periferia perchè le offre manodopera salariata. In cambio, la Città dell’Uva le dona sufficiente ricchezza economica in grado di resistere meglio di altri abitati alla crisi economica globale in atto. La ricchezza economica, però, non ricade in maniera armoniosa sull’Abitato (cosa che invece accade in quei centri urbani in cui il rapporto abitato-campagna è più equilibrato), ma volge a favore dei privati imprenditori del settore, i quali stringono alleanza con alcuni impreditori del Mattone di loro fiducia al fine di realizzare spazi privati, prevalentemente abitazioni, realizzati su misura delle loro esigenze e delle loro ampie possibilità economiche. Il rapporto disarmonico tra Abitato e Città dell’Uva si esprime, inoltre, nel rischio per la salute, minacciata dai veleni agricoli, ma anche e soprattutto nel degrado urbano. La ragione consiste nel fatto che le leve economiche del paese, che come sappiamo influiscono sulla sfera politica, forse, non ritengono necessari alcuni sforzi di miglioramento degli spazi pubblici che l’amministrazione pubblica  ha manifestato in passato, e li scoraggiano. Pensiamoci bene, cari concittadini. La Città dell’Uva dona ricchezza abbondante concentrata nelle mani di pochi (proprietari ed esportatori, alleati con gli imprenditori del Mattone di loro fiducia), e ricchezza sufficiente a tirare avanti a molti (braccianti con varie competenze). Sul piano urbanistico, ciò determina una disarmonia tra spazio privato e spazio pubblico. Lo spazio privato a disposizione dei Pochi detentori della Grande Ricchezza è di tale livello di comfort da non rendere necessaria l’implementazione di uno spazio pubblico degno di essere curato: quello privato è sufficiente. Si vorrebbe più Verde? Perchè impegnarsi in un nuovo Polmone Verde nel paese, o mettere mano alla difficile opera di riqualificazione della Lama San Giorgio? Il detentore di consistente ricchezza economica si fa portare direttamente in casa il giardino dei suoi sogni, mentre il resto della cittadinanza usa i suoi soldi salariati per pagarsi la benzina per la gita alla Foresta Umbra! E’ questo squilibrio nel rapporto tra Spazio Privato e Spazio Pubblico che rende la Città dell’Uva protagonista attiva del processo di periferizzazione.  Con ciò non intendo in alcun modo esprimere disistima per il coraggio e l’apprezzabile accanimento nel lavoro con cui gli imprenditori dell’Uva contribuiscono al generale benessere economico cittadino. Dico solo che serve più coraggio per fare un salto di qualità in tale genere di attività, e non attardarsi nella difesa di uno status quo che, non tenendo conto delle trasformazioni del mondo circostante dovute soprattutto alla crisi globale in atto, ci rende indifesi rispetto ai relativi pericoli. A tal proposito è necessario superare logiche e interessi di parte, perchè la crisi non perdona e va affrontata con uno sforzo coordinato.

I colleghi candidati sostenitori del “genius loci”, secondo il mio modesto parere, pur essendo animati da buona volontà nel proporre miglioramenti per il paese, difettano nel campo della proposta. Perchè? Perchè, pur esprimendo convinzioni ampiamente condivisibili in tema di riqualificazione del Centro Storico, del rilancio dell’Ospedale e della Scuola Secondaria di secondo grado ecc. non tengono conto del fatto che la proposta deve basarsi su una rinnovata alleanza tra Campagna, o meglio tra Città dell’Uva, e Abitato, in modo che, con opportune strategie di marketing territoriale, la Città dell’Uva possa produrre ricchezza non solo privata, ma anche collettiva che possa ricadere positivamente sulla qualità della vita dell’Abitato. Mi rendo conto che un simile sforzo richiede il superamento di abitudini ormai consolidate, che danno sicurezza, ma che, cari concittadini e colleghi candidati che amate come me il “genius loci”, non sono sufficienti ad affrontare le sfide epocali che ci attendono.

Se non si parte da lì, difficilmente si potrà risolvere nei prossimi anni problemi che sono sul tavolo da 11 anni e a cui si sono dedicati autorevoli e apprezzati esponenti della comunità paesana. E’ dal 2000 che si parla, in sede di Consiglio comunale, di riqualificazione del Centro Storico e della Lama San Giorgio. Si è fatto poco non per mancanza di buona volontà da parte degli amministratori di allora, ma perchè c’erano (e ci sono) forze resistenti al cambiamento, che non ritengono necessario un simile sforzo! Nel 2000, però, i problemi economici e la precarietà in cui versavano e versano soprattutto le giovani generazioni, (che, ad esempio, oggi non sono in grado neache di avere una casa con affitto a prezzo decente, perchè i prezzi sono pensati per persone dalle consistenti economie), erano meno drammatici.

La crisi economica non ha, però, solo risvolti pericolosi. Se si traducesse in una occasione per una riflessione seria sul necessario salto di qualità che la nostra comunità paesana è chiamata ad effettuare, potrebbe essere un’opportunità. Raramente, infatti, nella Storia i cambiamenti avvengono per illuminazione o presa di coscienza. Più di frequente, essi avvengono quando ci si trova nella condizione di essere obbligati al cambiamento e, di conseguenza, nella necessità di ingegnarsi perchè esso volga in bene.

Di questo, però, discuteremo nel prossimo contributo dal titolo “Noicàttaro-Centro agricolo deve ripensare e rilanciare la propria Campagna”.

Coraggio, Noicàttaro!

Pasquale Renna