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April 22, 2011 / Renna Pasquale

Perchè Noicàttaro è Periferia

Cari concittadini,

stamane mi sono recato alla Stazione del nostro paese per lasciarmi interrogare dalla sua pietosa condizione.

Il parcheggio non è ultimato, il paesaggio un tempo coperto da campi in fiore oggi espropriati è devastato. Le strade circostanti, soprattutto quelle che conducono ai “Cappuccini” sembrano tratte dal film “La Ciociara” che come sappiamo descrive l’Italia in una condizione di disastro bellico. A fare da cornice a questo quadro desolante vi è il cavalcavia che conduce all’incrocio Capurso-Casamassima-Rutigliano, che pare invitare tutti i cittadini con un minimo di buonsenso a lasciare questa desolazione per tornarvi solo in occasione del riposo notturno.

La situazione degradata della Stazione e della zona circostante è una metafora di ciò che è diventato il nostro paese.

La Stazione, osserva il grande antropologo francese Marc Augè, è un nonluogo (cfr. Augè M., Nonluoghi. Antropologia filosofica della surmodernità), ovvero uno di quegli spazi senza caratterizzazione precisa, che tuttavia possono essere anche confortevoli e attrezzati (pensiamo agli aeroporti!) da cui le persone transitano, dirette verso un altrove che rappresenta non solo la meta, ma anche il senso del loro andare.

Meta e Senso. Questi due fattori distinguono un Luogo, che rappresenta il punto di arrivo di un viaggio e ne costituisce anche il motivo del mettersi in moto, da un Non-luogo, che occupa l’interstizio tra il punto di partenza e il punto di arrivo. Indipendentemente da quanto possa essere confortevole, il Non-luogo crea disagio.

Il disagio creato dal Non-luogo è di tipo interiore: non ci si sente “situati”. Si avverte che non si può fare affidamento su quel posto; si sente che bisogna investire le proprie energie in un Altrove.

E’ questa la condizione di Noicàttaro che, dominata dalle lobbies dell’Uva e del Mattone, interessate a mantenere lo status-quo, è diventata terra straniera per tanti e tanti suoi residenti.

Ma come, mi direte voi, fai questi discorsi proprio durante la Settimana Santa, che rappresenta il fulcro dei valori della nojanità?

Ebbene si. A chi abbia occhi per vedere, risulta chiaro che tali valori si sono logorati. Molta gente, anzichè coltivare il senso religioso, va peregrinando per Bar. La Settimana Santa dell’Espressino va via via sostituendo la Settimana Santa del Mistero della Croce, attorno a cui si è coagulata nei secoli la bella e struggente tradizione popolare del Triduo di Pasqua.

Anche questo è un segno del processo di periferizzazione di Noicàttaro.

Il rimedio è la decisione politica di tornare a fare del nostro luogo di residenza un Centro. Cosa fare?

1. Valorizzare i Luoghi Storici.

2. Attrarre Istituzioni, soprattutto Formative (Scuola) e Scientifiche (Centri di Ricerca).

3. La Sanità è importante e merita un Luogo consono. L’Ospedale dei Cappuccini, in fase di restauro, deve essere restituito al più presto alla cittadinanza.

4. Innovazione in Agricoltura. Le campagne devono tornare ad essere abitabili e frequentabili. Nei prossimi post vi accluderò le iniziative regionali in tale direzione. C’è l’apparato istituzionale della Regione Puglia ad incoraggiarci. Profittiamone!

Pasquale Renna

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