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April 25, 2011 / Renna Pasquale

Noicàttaro-Periferia di Bari crea sacche di marginalizzazione

Cari concittadini,

è utile approfondire la questione di Noicàttaro-Periferia, che reputo cruciale per la comprensione delle difficoltà che vive la nostra comunità civile.

A mio modesto avviso, i colleghi candidati sostenitori del “genius loci” , pur essendo animati da buone intenzioni, perchè si vede che ci tengono al paese, difettano nel campo della visione della situazione. Perchè? Perchè non collegano le necessità impellenti del nostro paese: riqualificazione del centro storico, necessità di attirare istituzioni formative e sanitarie (in modo da evitare la fuga della cittadinanza sia giovane e in formazione sia bisognosa di cure o anche semplicemente di riabilitazione), al complesso processo di periferizzazione  in atto, per cui Noicàttaro è sia periferia di Bari, come già detto, sia periferia della Città dell’Uva, che con la nostra comunità urbana vive in un rapporto simbiotico.

  1. Periferia di Bari. Noicàttaro corre il rischio di essere schiacciata, sul piano istituzionale, dal peso specifico di Bari, città in espansione territoriale. Se l’attuale tendenza dovesse continuare, il nostro centro abitato diverrà zona residenziale di fatto, e poco importa se continuerà a mantenere il municipio. Dal punto di vista di Bari, esso sarà pari ad una delle tante sedi circoscrizionali della Città. Per evitare tale rischio è necessario, per essere Centro e non Periferia, attrarre Istituzioni.
  2. Periferia della Città dell’Uva. Noicàttaro rischia di pagare un debito sempre più salato alla Città dell’Uva, di cui è periferia perchè le offre manodopera salariata. In cambio, la Città dell’Uva le dona sufficiente ricchezza economica in grado di resistere meglio di altri abitati alla crisi economica globale in atto. La ricchezza economica, però, non ricade in maniera armoniosa sull’Abitato (cosa che invece accade in quei centri urbani in cui il rapporto abitato-campagna è più equilibrato), ma volge a favore dei privati imprenditori del settore, i quali stringono alleanza con alcuni impreditori del Mattone di loro fiducia al fine di realizzare spazi privati, prevalentemente abitazioni, realizzati su misura delle loro esigenze e delle loro ampie possibilità economiche. Il rapporto disarmonico tra Abitato e Città dell’Uva si esprime, inoltre, nel rischio per la salute, minacciata dai veleni agricoli, ma anche e soprattutto nel degrado urbano. La ragione consiste nel fatto che le leve economiche del paese, che come sappiamo influiscono sulla sfera politica, forse, non ritengono necessari alcuni sforzi di miglioramento degli spazi pubblici che l’amministrazione pubblica  ha manifestato in passato, e li scoraggiano. Pensiamoci bene, cari concittadini. La Città dell’Uva dona ricchezza abbondante concentrata nelle mani di pochi (proprietari ed esportatori, alleati con gli imprenditori del Mattone di loro fiducia), e ricchezza sufficiente a tirare avanti a molti (braccianti con varie competenze). Sul piano urbanistico, ciò determina una disarmonia tra spazio privato e spazio pubblico. Lo spazio privato a disposizione dei Pochi detentori della Grande Ricchezza è di tale livello di comfort da non rendere necessaria l’implementazione di uno spazio pubblico degno di essere curato: quello privato è sufficiente. Si vorrebbe più Verde? Perchè impegnarsi in un nuovo Polmone Verde nel paese, o mettere mano alla difficile opera di riqualificazione della Lama San Giorgio? Il detentore di consistente ricchezza economica si fa portare direttamente in casa il giardino dei suoi sogni, mentre il resto della cittadinanza usa i suoi soldi salariati per pagarsi la benzina per la gita alla Foresta Umbra! E’ questo squilibrio nel rapporto tra Spazio Privato e Spazio Pubblico che rende la Città dell’Uva protagonista attiva del processo di periferizzazione.  Con ciò non intendo in alcun modo esprimere disistima per il coraggio e l’apprezzabile accanimento nel lavoro con cui gli imprenditori dell’Uva contribuiscono al generale benessere economico cittadino. Dico solo che serve più coraggio per fare un salto di qualità in tale genere di attività, e non attardarsi nella difesa di uno status quo che, non tenendo conto delle trasformazioni del mondo circostante dovute soprattutto alla crisi globale in atto, ci rende indifesi rispetto ai relativi pericoli. A tal proposito è necessario superare logiche e interessi di parte, perchè la crisi non perdona e va affrontata con uno sforzo coordinato.

I colleghi candidati sostenitori del “genius loci”, secondo il mio modesto parere, pur essendo animati da buona volontà nel proporre miglioramenti per il paese, difettano nel campo della proposta. Perchè? Perchè, pur esprimendo convinzioni ampiamente condivisibili in tema di riqualificazione del Centro Storico, del rilancio dell’Ospedale e della Scuola Secondaria di secondo grado ecc. non tengono conto del fatto che la proposta deve basarsi su una rinnovata alleanza tra Campagna, o meglio tra Città dell’Uva, e Abitato, in modo che, con opportune strategie di marketing territoriale, la Città dell’Uva possa produrre ricchezza non solo privata, ma anche collettiva che possa ricadere positivamente sulla qualità della vita dell’Abitato. Mi rendo conto che un simile sforzo richiede il superamento di abitudini ormai consolidate, che danno sicurezza, ma che, cari concittadini e colleghi candidati che amate come me il “genius loci”, non sono sufficienti ad affrontare le sfide epocali che ci attendono.

Se non si parte da lì, difficilmente si potrà risolvere nei prossimi anni problemi che sono sul tavolo da 11 anni e a cui si sono dedicati autorevoli e apprezzati esponenti della comunità paesana. E’ dal 2000 che si parla, in sede di Consiglio comunale, di riqualificazione del Centro Storico e della Lama San Giorgio. Si è fatto poco non per mancanza di buona volontà da parte degli amministratori di allora, ma perchè c’erano (e ci sono) forze resistenti al cambiamento, che non ritengono necessario un simile sforzo! Nel 2000, però, i problemi economici e la precarietà in cui versavano e versano soprattutto le giovani generazioni, (che, ad esempio, oggi non sono in grado neache di avere una casa con affitto a prezzo decente, perchè i prezzi sono pensati per persone dalle consistenti economie), erano meno drammatici.

La crisi economica non ha, però, solo risvolti pericolosi. Se si traducesse in una occasione per una riflessione seria sul necessario salto di qualità che la nostra comunità paesana è chiamata ad effettuare, potrebbe essere un’opportunità. Raramente, infatti, nella Storia i cambiamenti avvengono per illuminazione o presa di coscienza. Più di frequente, essi avvengono quando ci si trova nella condizione di essere obbligati al cambiamento e, di conseguenza, nella necessità di ingegnarsi perchè esso volga in bene.

Di questo, però, discuteremo nel prossimo contributo dal titolo “Noicàttaro-Centro agricolo deve ripensare e rilanciare la propria Campagna”.

Coraggio, Noicàttaro!

Pasquale Renna

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