Skip to content
April 23, 2011 / Renna Pasquale

Il Genius Loci di Noicàttaro e i Boy Scout della Politica locale

Cari concittadini,

il bell’esempio di amministrazione offerto dal commissario prefettizio dott. Volpe, che ha di fatto umiliato la politica nojana, obbligandola a specchiarsi nelle proprie meschinità, ha causato, nei nostri politici di ogni età e colore, una “corsa allo scoutismo”.

Tutti sono divenuti sostenitori del “genius loci”: Noicàttaro deve recuperare se stessa e divenire un polo di attrazione territoriale.

A tali colleghi candidati animati da un credo sincero spirito da boy-scout vorrei dire che interpretare il genius loci di una comunità civica non è cosa semplice. Proviamo a farlo per Noicàttaro.

Il nostro centro cittadino ha un’origine storica documentata risalente al X secolo d.C. La tradizione popolare, recuperata grazie al prezioso contributo di numerosi studiosi locali, fa affondare le nostre origini ancor più lontano nel tempo. Per quanto attiene alla nostra breve indagine, è sufficiente esaminare l’epoca medievale.

Nel Medioevo Noicàttaro  (all’epoca Noa=terra nuova, cioè appena irrigata) faceva parte, come afferma l’accreditato studio di Francesco Tateo (Tateo F., Storia di Bari. Dalle origini normanne al Ducato sforzesco, Laterza), della “grande campagna” barese, cioè di quell’ampia zona annonaria comprendente anche Triggiano, Capurso, Casamassima, Adelfia, Valenzano, Carbonara, Ceglie del Campo, Modugno e Loseto che produceva i frutti della terra poi destinati ad essere venduti sulle piazze ortofrutticole baresi e smistati, tramite il Porto, in tutto l’Adriatico.

Il legame Noicàttaro-Bari, dunque, è antico, fa parte della nostra remota radice storica e non è mai stato tranciato. Ancor oggi, infatti, Noicàttaro è chiamata, come centro civico che sta assistendo all’espansione della Città: Bari, a interpretare il proprio rapporto con il Capoluogo. Un rapporto, ripeto, ineludibile, e a partire dal quale muove la mia analisi “Noicàttaro: perferia di Bari”.

Il rapporto con Bari è costitutivo del genius loci nojano.

Un altro elemento essenziale, poi, è il rapporto Campagna-Centro Abitato.

Non è possibile, e questo lo si è visto con concretezza finchè i Magazzini dell’Uva erano presenti all’interno dell’abitato, mentre oggi si sono trasferiti nella Zona PIP, separare in Noicàttaro la Città dalla Campagna: la Campagna entra potentemente nella Città e la attraversa.

Poichè la Politica non è Contabilità, come sostengono i “boy-scout” nel loro pur apprezzabile tentativo di rilancio, ma è Ermeneutica, cioè nel nostro caso Intepretazione delle esigenze di una comunità locale, è necessario fare i conti con il Genius Loci nojano.

Innanzitutto, abbiamo compreso finalmente che Noicàttaro non è mai stato un Centro, cioè un luogo di attrazione per il territorio circostante, ma ha storicamente assunto una posizione gregaria rispetto a Bari, ruolo che ricopre anche nel presente.

Paradossalmente, la possibilità per Noicàttaro di essere un Centro è stata invece affidata all’Agricoltura, e, soprattutto, alla Viticoltura.

Ecco perchè è a partire da un ripensamento del rapporto Città-Campagna che Noicàttaro potrà giocarsi la possibilità autentica di essere-Centro, cioè luogo di attrazione e non di fuga.

Nei prossimi post parleremo delle seguenti tematiche:

1. Noicàttaro-Periferia di Bari crea sacche di marginalizzazione

2. Noicàttaro-Centro agricolo deve ripensare e rilanciare la propria Campagna se vuole essere un Polo di attrazione territoriale.

Pasquale Renna

Advertisements
April 22, 2011 / Renna Pasquale

Perchè Noicàttaro è Periferia

Cari concittadini,

stamane mi sono recato alla Stazione del nostro paese per lasciarmi interrogare dalla sua pietosa condizione.

Il parcheggio non è ultimato, il paesaggio un tempo coperto da campi in fiore oggi espropriati è devastato. Le strade circostanti, soprattutto quelle che conducono ai “Cappuccini” sembrano tratte dal film “La Ciociara” che come sappiamo descrive l’Italia in una condizione di disastro bellico. A fare da cornice a questo quadro desolante vi è il cavalcavia che conduce all’incrocio Capurso-Casamassima-Rutigliano, che pare invitare tutti i cittadini con un minimo di buonsenso a lasciare questa desolazione per tornarvi solo in occasione del riposo notturno.

La situazione degradata della Stazione e della zona circostante è una metafora di ciò che è diventato il nostro paese.

La Stazione, osserva il grande antropologo francese Marc Augè, è un nonluogo (cfr. Augè M., Nonluoghi. Antropologia filosofica della surmodernità), ovvero uno di quegli spazi senza caratterizzazione precisa, che tuttavia possono essere anche confortevoli e attrezzati (pensiamo agli aeroporti!) da cui le persone transitano, dirette verso un altrove che rappresenta non solo la meta, ma anche il senso del loro andare.

Meta e Senso. Questi due fattori distinguono un Luogo, che rappresenta il punto di arrivo di un viaggio e ne costituisce anche il motivo del mettersi in moto, da un Non-luogo, che occupa l’interstizio tra il punto di partenza e il punto di arrivo. Indipendentemente da quanto possa essere confortevole, il Non-luogo crea disagio.

Il disagio creato dal Non-luogo è di tipo interiore: non ci si sente “situati”. Si avverte che non si può fare affidamento su quel posto; si sente che bisogna investire le proprie energie in un Altrove.

E’ questa la condizione di Noicàttaro che, dominata dalle lobbies dell’Uva e del Mattone, interessate a mantenere lo status-quo, è diventata terra straniera per tanti e tanti suoi residenti.

Ma come, mi direte voi, fai questi discorsi proprio durante la Settimana Santa, che rappresenta il fulcro dei valori della nojanità?

Ebbene si. A chi abbia occhi per vedere, risulta chiaro che tali valori si sono logorati. Molta gente, anzichè coltivare il senso religioso, va peregrinando per Bar. La Settimana Santa dell’Espressino va via via sostituendo la Settimana Santa del Mistero della Croce, attorno a cui si è coagulata nei secoli la bella e struggente tradizione popolare del Triduo di Pasqua.

Anche questo è un segno del processo di periferizzazione di Noicàttaro.

Il rimedio è la decisione politica di tornare a fare del nostro luogo di residenza un Centro. Cosa fare?

1. Valorizzare i Luoghi Storici.

2. Attrarre Istituzioni, soprattutto Formative (Scuola) e Scientifiche (Centri di Ricerca).

3. La Sanità è importante e merita un Luogo consono. L’Ospedale dei Cappuccini, in fase di restauro, deve essere restituito al più presto alla cittadinanza.

4. Innovazione in Agricoltura. Le campagne devono tornare ad essere abitabili e frequentabili. Nei prossimi post vi accluderò le iniziative regionali in tale direzione. C’è l’apparato istituzionale della Regione Puglia ad incoraggiarci. Profittiamone!

Pasquale Renna

April 21, 2011 / Renna Pasquale

Discorso sul metodo

Cari concittadini,

mi è stato insegnato, nei lunghi anni della mia formazione, che il metodo è il discrimine tra un agire casuale ed un agire mirato.

Il metodo, secondo me, deve distinguere nettamente un candidato al consiglio comunale che si ispiri ai princìpi del senso civico e del bene comune ed un candidato che si ispiri ai princìpi, ahimè ben noti, dell’intrallazzo finalizzato.

Un consigliere comunale dovrebbe, a mio modesto avviso, far entrare, attraverso il suo sguardo, i cittadini all’interno della macchina amministrativa, con l’obiettivo di cercare soluzione ai problemi comuni della convivenza civile.

Dare conto ai cittadini durante assemblee pubbliche e frequenti dovrebbe essere doveroso.

Altrettanto doveroso dovrebbe essere dare conto del proprio operato, chiedere collaborazione ai cittadini nell’affrontare problemi di difficile soluzione, e, soprattutto, ascoltare le persone circa i problemi urgenti da affrontare.

Quanti amministratori sono pieni di spocchia perchè si ritengono superiori alla comune plebaglia!

Il loro atteggiamento non fa altro che creare divaricazioni spesso non più ricomponibili tra il mondo politico e quello sociale. Il risultato è una reciproca incomunicabilità, basata sulla doppia accusa per cui, da parte politica, vi sarebbe il disinteresse dei cittadini alle questioni pubbliche, mentre da parte dei cittadini vi sarebbe disillusione circa la possibilità di ottenere ascolto nella “stanza dei bottoni”, soprattutto se si ha uno scarso peso elettorale.

Il rimedio a tale situazione di stallo è uno ed uno solo: trattare i problemi e mettere da parte le competizioni e le rivalità basate sulla personalità.

I problemi reali mettono d’accordo tutti, perchè creano disagio ed urgono soluzioni condivise. Sui problemi reali della nostra cittadinanza è necessario ed urgente creare un tavolo di confronto tra consiglieri comunali e cittadinanza, in modo che i primi possano percepirsi come mandatari e la seconda possa avvertire la vicinanza del “palazzo” ai propri reali problemi (che poi è la ragione per cui si eleggono i rappresentanti del popolo, altrimenti in che democrazia siamo?).

Pasquale Renna

April 21, 2011 / Renna Pasquale

Le spese della mia campagna elettorale

Cari concittadini,

comunico un breve rendiconto delle spese finora da me sostenute per la campagna elettorale. In quanto “Annojato” sono un fervente sostenitore del ruolo civico del candidato cosigliere comunale, per cui bisogna dare conto ai cittadini e recepire i bisogni e le necessità dei cittadini, e non fare come i membri di partito, che danno conto ai loro superiori gerarchici in conciliaboli notturni di cui la cittadinanza non sa nulla.

1. Realizzazione biglietto elettorale elettronico, pubblicato su Noicattaroweb: €. 10.40

2. Pubblicazione del biglietto elettorale elettronico su Noicattaroweb: €. 50

3. Realizzazione intervista che viene pubblicata su Noicattaroweb a partire dalle ore 16:00 del 21/04/2011: €. 50

Totale: €. 110.40

Noicàttaro (Bari), 21/04/2011

In fede,

Pasquale Renna

April 19, 2011 / Renna Pasquale

I problemi di Noicàttaro dipendono dal suo essere periferia

Che idea abbiamo di Noicàttaro? Chi, come i grandi potentati dell’Uva e del Mattone osservano il mondo esclusivamente da una prospettiva economicista, vedono in Noicàttaro un centro abitato ricco di potenzialità di sviluppo (economico).

Chi, come me, ha da tempo assunto un’ottica pedagogica, vede in Noicàttaro una Periferia allargata di Bari. Cosa determina il suo essere periferia? Fondamentalmente, il fatto che la periferia è un abitato-dormitorio dal quale le persone partono per svolgere tutte le cose essenziali alla propria vita, principalmente in ambito lavorativo. Il centro, al contrario, è un luogo verso cui le persone affluiscono. Cosa determina l’essere “centro”? Innanzitutto, l’avere le istituzioni essenziali per poter espletare i diritti alla vita, all’istruzione e alla salute, dunque un Ospedale, delle Scuole di ogni ordine e grado, dei Luoghi Storici attorno ai quali si raduna l’identità condivisa di una popolazione.

Noicàttaro non ha ancora un ospedale;

non ha ancora la Scuola Superiore;

non ha un Centro Storico tenuto dignitosamente.

In aggiunta a ciò, quale aggravante, bisogna dire che una Periferia come Noicàttaro aggiunge marginalità a marginalità. Ecco che le zone periferiche della “periferia” sono tenute malissimo. Il quartiere dei “Cappuccini”, nell’ambito del quale bisogna dire a onor del vero procedono i lavori di realizzazione della RSA, pare essere una zona di guerra, con strade tenute malissimo. Non parliamo, poi, della zona della Stazione ad esso strettamente collegata! Il parcheggio sotterraneo, mai terminato, è luogo di parcheggio di coppiette non motorizzate, quando va bene!

Ecco che la periferia crea sacche di periferizzazione. Al degrado si aggiunge degrado! Pochi hanno notato, ad esempio, la pessima viabilità che circonda l’Istituto S. Agostino e l’annesso  Convento dei padri Agostiniani. E’ tutto normale per chi non è abituato ad apprezzare la bellezza e l’importanza di un Luogo Significativo della collettività nojana. Per chi deve andare alla zona PIP per fare affari, quando ci si potrebbe benissimo arrivare dal cavalcavia di via Casamassima, il tratto di strada dell’Istituto va percorso in fretta. Bisogna correre, il tempo è denaro!

Non è questo il principio che ha spersonalizzato la nostra comunità paesana, trasformandola in un coacervo di strade intervallate da abitazioni che sono prevalentemente dormitori?

Un Centro, al contrario, contiene numerose Piazze ed Aree verdi, dove anche le persone che abitano le affollate case di Viale della Costituzione possono trovare modo di socializzare e rilassarsi.

Ma il solito politico-affarista mi dirà che c’è il Parco poco distante! Certo, ma una piazza alberata che rompe la monotonia del blocco monolitico di case, la zona verde punteggiata di fiori, rendono di gran lunga migliore la qualità della vita di ciò che vorrei chiamare, senza ancora riuscirci, “centro abitato”.

La qualità della vita, poi, migliorerebbe esponenzialmente se il traffico automobilistico fosse alleggerito (basta con la manìa di parcheggiare sotto il portone di casa!) e ci fossero piste ciclabili dentro e fuori il paese.

Se Noicàttaro, poi, fosse un Centro e non una Periferia, il progetto di riqualificazione della Lama s. Giorgio, con annesse piste ciclabili, di cui ho sentito parlare per la prima volta in Biblioteca nel lontano 2000, sarebbe già realtà.

Se Noicàttaro fosse un Centro e non una Periferia, si avrebbe un proliferare di attività commerciali che attirerebbero gente e darebbero lavoro.

Se Noicàttaro fosse un Centro e non una Periferia, gli immigrati avrebbero spazi, tempi e luoghi per esprimersi, comunicare le loro esigenze e donare le loro ricchezze culturali e spirituali!

Siamo molto molto lontani dall’essere un Centro. Perchè? Perchè le lobbies al potere da circa vent’anni non se ne sono mai occupate!

E’ tempo di dare una svolta. E’ tempo che Noicàttaro riprenda in mano la propria dignità troppo poco consapevolmente ceduta per un pugno di monete.

Pasquale Renna

April 19, 2011 / Renna Pasquale

Uva da tavola biologica: una necessità per Noicàttaro

Da tempo, ormai, ci si pone il problema degli effetti della “viticoltura dei veleni” sulla salute dei cittadini. Ritengo che sia necessario almeno iniziare una sperimentazione, assieme ai cittadini che vorranno farlo, di agricoltura biologica. Si potrebbe farlo promuovendo la formazione di un’azienda agricola biologica a Noicàttaro ed osservando il suo rendimento economico. Se dovesse andare bene, potrebbe rappresentare un modello da incoraggiare in tutto il territorio, tenendo presente che anche le aziende agricole “tradizionali” possono “convertirsi” al biologico. Mentre ci pensano, intanto sarebbe doveroso implementare un sistema di smaltimento di “rifiuti dell’agricoltura”, in primis i famigerati teloni di plastica usati, sistematico ed efficiente, per evitare ulteriore inquinamento accanto a quello causato dai veleni sparsi nell’aria. A Capurso e a Monopoli vi sono aziende di riciclaggio della plastica.

Mi sembra doveroso fare un tentativo, proprio per quel senso di responsabilità nei confronti delle generazioni future che dovrebbe caratterizzare l’amministrazione non solo trasparente, ma anche lungimirante di un centro abitato.

Chi fosse interessato, potrebbe consultare il seguente sito:

http://www.aleppobio.com/chisiamo.asp


L’AZIENDA

ALEPPO è un’impresa agricola specializzata nella produzione di uva da tavola biologica.
L’azienda ha una superficie coltivata di 44 ha che realizza una produzione di 10.000 q.

GLI OBIETTIVI

ALEPPO produce e commercializza il suo prodotto secondo i seguenti standard:
1. sicurezza alimentare del prodotto
2. riduzione dell’impatto ambientale della produzione
3. rispetto dei programmi di vendita, con fornitura continuativa del prodotto

I PUNTI DI FORZA che consentono ad ALEPPO di perseguire i suoi obiettivi sono:

  • corpo aziendale unico circondato per il 90% da siepi e aziende biologiche, con la restante parte protetta tramite l’utilizzo di teli laterali, e attuazione di un piano aziendale di valutazione rischi inquinamento da deriva;
  • tutta la produzione è coperta per ridurre il rischio di patologie o danni causati da condizioni atmosferiche avverse;
  • utilizzo di acqua proveniente da pozzo artesiano e consorzio di bonifica (con acque controllate e dedicate esclusivamente all’agricoltura);
  • magazzino della superficie complessiva di 1200 mq, suddivisi in: zona celle 400 mq (“anti cella” con due piani di carico, due celle di conservazione e una per il rapido abbattimento), zona lavorazione 600 mq (con un piano di carico), due linee di lavorazione climatizzate con 36 postazioni, zona uffici e spogliatoi di 75 mq, deposito attrezzi agricoli di 120 mq;
  • certificazione bio e Eurepgap rilasciata da Bioagricert S.r.l.;
  • impianto irriguo automatizzato per risparmio idrico;
  • impianto fotovoltaico per ridurre l’impatto ambientale 65.000 kg di CO2 risparmiato.
April 18, 2011 / Renna Pasquale

Le motivazioni del mio impegno civile

Cari amici, condivido con voi le motivazioni del mio impegno. Come premessa devo dire che sono stato convinto a candidarmi dal dott. Filippo Anelli, che gode della mia stima incondizionata, dal momento che il suo impegno lavorativo (non solo è medico di famiglia, ma anche responsabile regionale di un importante sindacato di medici, la FIMMG), e sociale (prima che politico, Filippo è stato volontario, con ciò dimostrando che la “carriera” politica in realtà è l’apice di un esercizio di abnegazione che parte da un’etica di gatuità e da una logica di servizio al prossimo) dimostra che la politica non è un’arte improvvisata, ma è un servizio reso alla comunità, di cui si condividono gioie e dolori. Se non si avverte tale esigenza, è meglio starsene a casa.

Motivazione 1. Perchè una lista civica.

La scelta della lista civica e non del partito nasce dalla mia convinzione per cui la politica è servizio alla comunità fondato sulla partecipazione. La lista civica consente meglio del partito, viziato da posizioni ideologiche, di individuare le urgenze della comunità e di farvi fronte con una metodica della partecipazione. Ciò significa che chi sente il civismo come anima del suo agire pubblico dà conto alla cittadinanza con assemblee periodiche durante le quali espone quanto fatto e chiede quanto da farsi, e non dà conto, come capita invece con i partiti, ai “colleghi” durante conciliaboli in cui si decidono prebende ed incarichi, mandando le esigenze della collettività a farsi benedire.

Motivazione 2. Perchè “Liberi per”

“Liberi per” è quel movimento che ha segnato un punto di rottura e di svolta rispetto alla politica affaristica dell’amministrazione rimpiazzata degnamente dal commissario Volpe, che ha dimostrato come si gestisce con efficienza e serietà l’amministrazione di una comunità civile.

La libertà è, nel concreto, un dispositivo con cui ci si libera da determinate situazioni e ci si rende liberi per altre.

Dopo esserci liberati dalla politica affaristica e intrallazzina, ci rendiamo disponibili per una politica di servizio concreto alla collettività, per cui il consigliere comunale dà conto del suo operato e chiede conto del da farsi solo ai cittadini, elettori e non.

Un caro saluto.

Pasquale Renna